Perché Dio chiede matrimoni per sempre e con una sola persona?

Perché Dio chiede matrimoni per sempre e con una sola persona?

Uno degli insegnamenti più difficili della Chiesa è proprio quello relativo al divorzio

JUAN ÁVILA ESTRADA 

Ci sono insegnamenti di Gesù che provocano disagio perché li consideriamo troppo restrittivi e limitanti per la libertà e per il desiderio perenne di costruire la felicità. “Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi” (Mt 19,3 segg.)

Questa frase pronunciata direttamente da Gesù con autorità, contravvenendo anche alla legge mosaica, ha suscitato dibattiti, scissioni, scismi all’interno della Chiesa e dolore da parte di molti che, avendo fallito nel proprio matrimonio, hanno cercato di rifarsi una vita affettiva e oggi si sentono esclusi o respinti dalla Chiesa perché viene loro negata la Comunione.

È uno degli insegnamenti non facili da comprendere. Come può Dio pretendere che un’unione coniugale sia per sempre se noi, tanto vulnerabili, tanto inclini al male, tanto fragili, ci sentiamo spesso incapaci di essere fedeli ai nostri impegni perenni? Può forse esserci un’unione per sempre? E se ci sbagliamo?

Dall’altro lato, molti difendono la possibilità di dissolvere il matrimonio tenendo conto del fatto che l’amore è volubile o che non esiste un affetto che possa essere duraturo nel tempo a causa della contingenza dell’uomo. Perché Dio chiede unioni matrimoniali per sempre e con una sola persona? Forse non ci conosce? Non sa di cosa siamo fatti?

La difesa dell’indissolubilità è proprio nell’argomentazione della sua negazione. Dio sa di cosa siamo fatti e proprio per questo crede in noi. Conosce perfettamente tutto ciò di cui siamo capaci ma che a causa del nostro peccato abbiamo a poco a poco cancellato dalla nostra intelligenza. Siamo peccatori, lo sa benissimo, ma siamo anche esseri redenti, e questa redenzione è ciò che permette di fare di noi nuove creature. Siamo fatti per l’amore, che non è solo una possibilità umana, ma anche un dovere metafisico. Chi non ama ha perso la sua umanità e il senso di ciò che è.

Per credere nell’indissolubilità matrimoniale è necessario credere nella fedeltà, e per credere nella fedeltà è necessario credere nell’amore, ma per credere nell’amore è fondamentale credere in Dio. Non si può credere all’amore vero se non crediamo in Dio.

Che l’amore sia eterno e perenne dipende dal credere che esista un Dio che è amore, perché le definizioni “per sempre” (carattere infinito), “da sempre” (eternità), perfezione e trascendenza sono legate al Creatore. Quando si perde la nozione di Dio, si dissolve la concezione dell’amore.

Nessuno crede tanto all’amore umano come Dio, che sapendo come siamo ha permesso di darci sempre attraverso tutte le generazioni l’opportunità di imparare da lui che è il nostro miglior maestro e di proporci un modello di trinità terrena in cui l’esperienza amorosa possa viversi in questa vita e nell’altra.

La “morte di Dio” proclamata da Nietzsche è stata la morte dell’amore umano, perché l’uno non si comprende senza l’altro. Da dove potremmo trarre quindi un riferimento per comprendere cos’è che offriamo quando consegniamo la nostra vita a un’altra persona? Negare Dio è negare l’eternità, e con essa soccomberebbe la resurrezione e saremmo condannati al nulla o a un eterno ritorno reincarnazionista per cercare di imparare in una nuova vita quello che non abbiamo appreso nella precedente, ma non lo faremo mai non sapendo cosa sia.

Se lasciamo l’amore come puro meccanismo fisiologico, staremo esponendolo alla velleità della pelle che vuole sempre dar piacere a se stessa e si giustifica in qualsiasi cosa a questo scopo. Solo quando comprendiamo che Dio esiste, che “è amore” e che ci ha amati con amore eterno possiamo vivere l’esperienza della donazione, del “sì” per sempre senza paura di esserci sbagliati, ma soprattutto senza lasciare quel “sì” alla mercè degli istinti viscerali che chiedono ogni giorno di più come un enorme serpente che divora se stesso per la coda.

L’amore umano è legato a Dio. L’incredulità, l’ateismo, sono la morte dell’“amore per sempre”; e se non esiste questo amore per sempre, allora siamo condannati a vivere anelando a ciò che non è possibile. Quello che ci aspetta è il nonsenso.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

sources: ALETEIA
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L’incontro intimo coniugale

L’incontro intimo coniugale non ha nulla di pornografico, ma amore che rimanda all’Amore, ragione di tutte le cose

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di Nicoletta e Davide Oreglia
Il dialogo dei corpi nella nostra coppia coniugale è un atto sacro. Un dono fatto da Dio alla coppia perché sperimenti in terra un frammento dell’amore di Dio che cerca l’uomo con tutto se stesso e desidera incontrarlo in tutto il suo essere, corpo compreso.
Amarsi è un atto sacro
Dire che si tratta di un atto sacro è rendere giustizia al piacere che i co-niugi provano, sottolineare che si tratta di una dimensione molto importante. Dio ha creato tutto, il maschio e la femmina e già nel giardino di Eden aveva visto che la loro unione era cosa molto buona . Non perché l’uomo non abbia dignità da solo, ma perché alla coppia uomo e donna ha affidato il compito di essere segno, immagine di Lui nel mondo.
Questa immagine quando c’è?
Quando i due pregano insieme, quando dialogano, quando si prendono cura l’uno dell’altra e insieme dei fratelli, ma c’è anche un modo specialissimo in cui la coppia realizza questa immagine ed è quando i due fanno l’amore vivendo in pienezza il dono di sé. Una pienezza che contempla anche il piacere del dono reciproco.
Il talamo nuziale dovrebbe divenire luogo di unione fra di noi nel quale celebriamo il nostro amore, rinvigoriamo l’intimità, facciamo pace, chiediamo il dono di un figlio, ci sosteniamo in un momento di fatica e insieme lodiamo Dio per la bellezza dell’unione fisica che c’è fra di noi.
Prendersi cura del proprio corpo per essere “più bello/a” e piacere all’altro/a, non diventa allora una forma di edonismo o vanità personale, bensì un modo che contribuisce ad esprimere l’amore e realizzare il dono totale di me all’altro.
Il guardarsi, l’accarezzarsi, lo stare fisicamente vicini quando parliamo di noi, ci testimoniano come il corpo sia mezzo di conoscenza e comunicazione reciproca fondamentale. A maggior ragione l’unione fisica degli sposi deve essere luogo in cui comunichiamo noi stessi all’altro nella più totale donazione, dando gloria a Dio che ha voluto l’atto sessuale splendido nella sua forza e passione.
La dimensione del piacere
A questo proposito ci pare importante sottolineare come l’orgasmo, pur essendo uno dei doni collegati al piacere di donarsi e accogliersi, non costituisce la sola dimensione del piacere.
C’è una dimensione nella nostra coppia che dà senso al piacere vissuto assieme. È un po’ come la cassa armonica al nostro orgasmo. Questa cassa armonica non è fatta di posizioni strane, di chissà quale ausilio da porno-ero-shop.
È la capacità di tenere unita la nostra coppia aumentando l’intimità fra di noi mantenendo viva la storia fra di noi, alimentando il legame che ci unisce… Il dirsi ciò che piace, tanto per incominciare, senza pretese, ma come dono che si fa all’altro per avere sempre più la possibilità di essere vicini. Ascoltare anche da lui o lei ciò che si aspetta dal nostro “stare uniti”. Soste-nersi quando si attraversano momenti di fatica e poi saper trovare il vero metro di misura della nostra relazione: la nostra coppia e nessun altro presunto modello.
La cultura porno soft che è entrata nel nostro immaginario ha infatti riempito anche le nostre fantasie mettendo tutti noi in competizione con modelli di unione sessuale che sono finti e dannosi. Pensiamo alla mitologia delle posizioni, del numero delle prestazioni, della durata delle stesse e poi del fatto che sempre si da per scontato che solo se entrambi raggiungono l’orgasmo (sempre in contemporanea!) si può dire che il rapporto è andato a buon fine.
Cosa conta davvero
È il momento di iniziare a dire che è il legame ciò che dà qualità all’unione fisica e non il contrario. È la storia che io costruisco con te a rendere speciale il nostro incontro. È l’intimità che raggiungiamo, cioè la comunione di cuore, anima, spirito, che amplifica il piacere del nostro orgasmo. E dirsi con sincerità che a volte ci siamo sentiti molto vicini, uniti in modo profondo e speciale proprio quando…. la ciambella non è uscita con il buco, per vari motivi, di salute, di fatica o di preoccupazioni fuori e dentro noi. Che bello vedere e sentire che l’altro ti cerca per dirti che ha desiderio di te anche se sa che non sarà forse l’orgasmo a chiudere quell’incontro.
L’intesa fisica si costruisce ogni giorno. Sappiamo che fra di noi il dialogo ha bisogno di continue attenzioni e che la nostra preghiera di coppia deve essere curata costantemente; se vogliamo incontrarci e unirci profondamente quando facciamo l’amore dobbiamo riservare molte attenzioni e cure anche alla nostra vita sessuale.
Ma non si tratta dello sterile andare a caccia di novità esteriori e superficiali che possono dare il brivido dell’inedito, ma poi ci lasciano distanti e indifferenti l’uno all’altra. A noi è chiesto di vivere il rapporto sessuale nella profonda verità dei tre aspetti che esso porta in sé: l’aspetto unitivo, quello procreativo e quello ludico.
L’aspetto unitivo
Attraverso il dono del corpo io dono all’altro tutta la mia persona per dirle quanto la amo, quanto voglio il suo bene, quanto desidero essere “uno” con lei per farla più bella e per ritrovare completamente me stesso. Donarsi totalmente non è facile perché istintivamente ognuno tende a prendere per sé. Per questo dobbiamo “vegliare” ed allenarci per vivere bene l’aspetto unitivo valorizzando tutti i momenti della giornata nei quali siamo in contatto con il nostro coniuge: l’amore non si crea in camera da letto! Non diventiamo una caro con la semplice unione fisica se non siamo stati capaci di donarci e accoglierci durante il resto della giornata.
L’aspetto procreativo
Strutturalmente i gesti che uniscono un uomo e una donna sono gesti aperti alla vita. L’atto sessuale è fonte di fecondità. Una fecondità fisica, pro-creativa che può dare origine ad una vita eterna per conto di Dio, e una fecondità spirituale, (che non vuol dire astratta o meno reale) che aiuta la maturazione della persona, che dà vita al nostro coniuge.
L’aspetto ludico
L’atto sessuale è un atto gioioso. Di più, per noi sposi è l’atto perfettamente gioioso, perché coinvolge totalmente la nostra persona: non solo il nostro corpo, non solo i nostri sentimenti, non solo la nostra intelligenza. Tutta la nostra persona è nella gioia. È una conseguenza della donazione totale. Cercare il piacere per se stesso non sarebbe vivere da persona, ma vorrebbe dire rimanere al livello “animale” di soddisfazione di un bisogno.
Dio invita gli sposi a “sincronizzare palpiti di amore umano con palpiti di amore divino…, donazione fisica e donazione spirituale, profumo di castità e caste licenze e piaceri nuziali” (padre Mauri).

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La sorprendente tenuta del matrimonio religioso

Giuliano Guzzo

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Ci sono almeno due aspetti singolari in “Separazioni e divorzi in Italia”, report Istat divulgato ieri e contenente un’analisi dei dati per l’anno 2012. Il primo riguarda, per la prima volta dopo tanti anni, un deciso rallentamento dell’instabilità coniugale

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San Giuseppe

San Giuseppe intercedi per noi e benedici i nostri padri e tutti quelli che lo saranno perchè sul tuo esempio sappiano custodire con coraggio, fortezza, intelletto,
consiglio, scienza, sapienza, pietà e timor di Dio, la vita dei figli.

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Vuoi sapere com’è Dio? Guarda una famiglia

Agire contro la famiglia è agire contro il volto visibile di Dio nel mondo

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Dove inizia l’esperienza di Dio? “nella famiglia”, si è soliti dire…però più di questo, comincia sul volto dei genitori e sul volto degli sposi. La prima traccia dell’amore del Signore, i suoi primi lineamenti, si vedono già quando il bambino viene abbracciato e accarezzato da quelli che lo hanno cresciuto e oggi lo amano con la tenerezza del loro cuore, però anche in quella unione sacramentale per la quale l’uomo e la donna si scelgono a vicenda per donare la loro vita in libertà e diventare un solo uomo e una sola anima. Se questo è vero, dobbiamo concludere che sfigurare il volto della famiglia significa sfigurare il volto di Dio. Una brutta esperienza paterna/ materna o di coppia saranno un ostacolo per la possibilità di un opportuno e sano vissuto dell’amore dl Creatore.
Quella Parola così tante volte ripetuta nelle Sacre Scritture e radicata in Gesù, che chiama Dio Abbà (Padre), è quella che permette di scoprire una prima relazione con lui. È impossibile non mettere in relazione il nostro padre terreno con il Padre celeste al punto di essere schivi di fronte ad una nuova paternità quando la prima è stata così frustrante.

Dunque, non possiamo dirci estranei all’enorme attacco che la paternità soffre nel mondo intero, e con essa la famiglia, tanto che, se prima eravamo sicuri su ciò che essa costituiva, adesso non lo siamo più tanto, e con ciò possiamo arrivare alla prima conclusione che distruggere la famiglia significa sfigurare il volto di Dio sulla terra. Questo, di conseguenza, fa sì che l’uomo venga progressivamente minato nelle sue fondamenta esistenziali e disconosca chi è lui stesso e chi è Dio.

L’esperienza della paternità di Dio è radicata nel seno della famiglia e questo ha come conseguenza il fatto che subendo attentati simili alla sua struttura, l’evangelizzazione diventi sempre più difficile e delicata e sia costretta a cercare processi di risanamento delle esperienze paterne frustrate per arrivare a pensare non a “un padre” ma “al Padre”; un Padre che supera tutti i limiti delle esperienze più belle che si possano vivere.

Però non possiamo dimenticare anche che la famiglia inizia con il matrimonio, cristiano e no, e che un’altra delle immagini che la Sacra Famiglia presenta del volto di Dio è quella dello Sposo. Però anch’esso oggi si vede fortemente minato da quelli che credono che questo sia un semplice formalismo documentale che non ha importanza quando l’unico che conta è l’amore libero. In questo modo, Dio come Sposo e come Padre non smette di essere un’analogia offuscata nella quale non c’è fermezza nell’unione coniugale e dove si può essere “padre” senza esserlo quando abbiamo “fabbricato” figli a nostro piacimento a partire da una possibile manipolazione genetica e senza il vincolo diretto dell’esercizio della sessualità se non per la sola fecondazione assistita.

Però da dove viene questo attacco alla famiglia? Perché gli Stati hanno legiferato anche a discapito di loro stessi? Non posso smettere di pensare a una macchinazione del maligno che da sempre sa che distruggere la famiglia significa distruggere il progetto di Dio e che è la strada più giusta per distruggere l’uomo, il suo grande obiettivo. Qui non si tratta di “satanizzare” in alcun modo le attitudini umane ma di penetrare il piano del Nemico che avvelena direttamente quel modello umano che rappresenta in modo adeguato alla convivenza intra-trinitaria, per il fatto che Dio di per sé è una famiglia d’amore. Devastare l’esperienza familiare è andare al cuore dell’immagine e somiglianza che l’uomo ha con il Creatore che è il Padre, Figlio e Spirito. Così, ogni giorno sarà sempre più difficile per lui riconoscerlo nel seno della propria casa.

Satana esiste, ne sono profondamente convinto e ne vedo l’opera, i segni della sua malvagità e la semina della sua zizzania nel campo di grano del Signore. A lui non interessa costruire nuovi modelli di famiglia, vuole semplicemente distruggere quella che possa permettere di conoscere l’esistenza di un Dio che ama, che salva e che si lascia sperimentare tra sposi che si amano e che amano i suoi figli. Salvare la famiglia vuol dire salvare il progetto di Dio per l’uomo sulla terra.

Juan Ávila Estrada

Fonte: http://www.aleteia.org/
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PREGHIERA DEGLI SPOSI PER RESTARE UNITI

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O Gesù, sii fra me e (nome marito, nome moglie)
affinché ci si sforzi sempre di essere uniti nel tuo Amore.
Aiutaci ad essere sempre “un cuor solo e un’anima sola”,
condividendo le gioie e i dolori di ogni giorno.
Fa’ che ognuno di noi si impegni a essere vangelo vissuto.
Donaci il coraggio e l’umiltà di perdonarci sempre,
e di trovare sempre la forza di andare incontro all’altro,
e di mettere in risalto il molto che ci unisce
e non il poco che ci divide.
Dacci un cuore sensibile per scorgere sempre il tuo volto
in ognuno di noi
e in ogni croce che incontriamo.
Donaci un cuore fedele e aperto, che vibri
a ogni tocco della tua parola e della tua grazia.
Ispiraci sempre nuova fiducia e slancio
per non scoraggiarci di fronte ai fallimenti,
alle debolezze e alle ingratitudini.
Fa’ che la nostra famiglia sia una vera chiesa domestica,
dove ognuno si sforza di comprendere, perdonare,
aiutare, condividere;
dove l’unica legge che ci lega e ci fa essere veri tuoi seguaci,
sia l’amore scambievole.
Amen

 

fonte: http://www.facebook.com/pages/Sacerdote-in-eterno/140933189377401

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La famiglia nell’Esortazione Apostolica “Evangelii Gaudium”

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Convivere nella differenza 

66. La famiglia attraversa una crisi culturale profonda, come tutte le comunità e i legami sociali. Nel caso della famiglia, la fragilità dei legami diventa particolarmente grave perché si tratta della cellula fondamentale della società, del luogo dove si impara a convivere nella differenza e ad appartenere ad altri e dove i genitori trasmettono la fede ai figli. Il matrimonio tende ad essere visto come una mera forma di gratificazione affettiva che può costituirsi in qualsiasi modo e modificarsi secondo la sensibilità di ognuno. Ma il contributo indispensabile del matrimonio alla società supera il livello dell’emotività e delle necessità contingenti della coppia. Come insegnano i Vescovi francesi, non nasce « dal sentimento amoroso, effimero per definizione, ma dalla profondità dell’impegno assunto dagli sposi che accettano di entrare in una comunione di vita totale .

67. L’individualismo postmoderno e globalizzato favorisce uno stile di vita che indebolisce lo sviluppo e la stabilità dei legami tra le persone, e che snatura i vincoli familiari. L’azione pastorale deve mostrare ancora meglio che la relazione con il nostro Padre esige e incoraggia una comunione che guarisca, promuova e rafforzi i legami interpersonali. Mentre nel mondo, specialmente in alcuni Paesi, riappaiono diverse forme di guerre e scontri, noi cristiani insistiamo nella proposta di riconoscere l’altro, di sanare le ferite, di costruire ponti, stringere relazioni e aiutarci « a portare i pesi gli uni degli altri » (Gal 6,2). D’altra parte, oggi nascono molte forme di associazione per la difesa di diritti e per il raggiungimento di nobili obiettivi. In tal modo si manifesta una sete di partecipazione di numerosi cittadini che vogliono essere costruttori del progresso sociale e culturale.
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